Dove sta l’epicentro
di Luigi Haamiah Perfetti -
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Parlandone a freddo è la scena dove porto dopo qualche giorno le scosse una sedia pieghevole di legno nella casa dei miei. La sistemo all'ingresso, sotto l'attaccapanni interno, quello che si apre e si chiude, dentro una specie di anta. Uscendo in tutta fretta, se ci si ricorda, mio padre può sedersi fuori senza stare in piedi e quindi senza stancarsi. Lui dice: Assomiglia a quelle che c'erano nei cinema una volta.
Ai cinema che sono adesso un poco i telegiornali si vedono cronisti concitati che si fanno riprendere curando bene che alle spalle ci siano gli edifici crollati o squarciati dal sisma. L'immagine simbolo, quella da mettere sulle sottoscrizioni mentane / mediarai o sopra le pagine dei quotidiani. Nutrirsi di simboli, di orologi sul campanile tagliati a metà con l'invisibile ascia del Dio che ovviamente non esiste. Ecco, rivediamo le immagini: proprio mentre sta parlando la terra riprende a tremare. Birre e popcorn ma anche tanta, tanta preoccupazione.
Sai Luigi, da quando sono tornata, per me è stato come una specie di tsunami. Seguono motivazioni, tutte acerrime avversarie del non troppo antico Ti amo-credimi-e dimmi tu che provi per me. Di questo non ne parla la televisione, naturalmente. Io non sfollo niente e la grammatica si rompe, ho un'incosciente serenità in mezzo e attorno il mio casino privato, concorde al dolore composto di chi ha perso forse una quinta casa, ma non spendibile per più di mezz'ora di sfogo.
Dove sta l'epicentro? Si sposta a est, a ovest, altrove, vicino, lontano. Metti su RaiNews.
Le crepe, quelle sempre a norma. Quando ho sentito che era dalle tue parti ti ho chiamato, volevo tue notizie. Persone gentili e premurose mi offrono alloggio più sicuro, volendo anche per i miei. Colgo l'occasione per invitarle in un bel ristorante sul mare, pesce di scoglio e insalata fresca. Mamma, papà volete andare a Sondrio, Roma, Palermo oppure Trieste? Mio padre sta seduto vicino al telefono aspettando la quotidiana telefonata dell'altra figlia, ansiosa e stressata, giustamente o no, per tutto e per tutti. Mia madre pulisce l'insalata e sorride.
La notte del primo terremoto, quello dello svegliarsi all'improvviso con i vicini sulla strada, i miei vicini coetanei con l'i-phone che monitora in tempo reale i morti e i feriti. E almeno qui da me a Ferrara città senza tragedie estreme ma piene di parole sui quotidiani locali e intenti, di tizi che stipano i portabagagli delle auto di borse e valige, che non si sa mai.
Mi viene in mente la statua della Madonna in cima alla chiesa di Santa Maria in Vado crollata e spiaccicata sul piazzale, fotografata con Serena prima che ripartisse, un'oretta prima. Miracolo dell'ostia insanguinata nel XII secolo e oggi calcinacci. Gli stessi calcinacci moltiplicati e circondati dal nastro bianco e rosso del Comune a circoscrivere molti palazzi, la divisa dei vigili del fuoco che controllano e intervengono su edifici danneggiati diventata estremamente familiare. Nella provincia invece morti, operai travolti da capannoni fragili come carta e pesanti come la vita finisce qui, quel che è stato è stato.
In rete notizie di volontari che vanno a portare viveri nelle tendopoli, bravissimi anche a entusiasmarsi per i tanti scatoloni raccolti, resoconti su twitter, facebook, notifiche anche sui trafiletti dei giornali sotto le tazzine dei caffè nei bar. Entro anch'io al supermercato a comprare qualcosa da mettere nella raccolta di quartiere. Threads su quanto sono cattivi quelli e buoni quegli altri. La gente emiliana è forte, fiera, non si perde d'animo.
E tu, Luigi come stai? Ti mandiamo tutta la nostra energia.
Definito, secondo il personalissimo parere di una persona che ama i miei occhi e non ama le mie parole non scritte, anaffettivo, mastico una gomma ai fiori di Bach identica a quella che masticherò domani mattina. Anaffettivo o semplicemente stronzo. Io sono pieno di affetto, di lacrime trattenute, di paternità, non sono in forma e lo sono. Ma parlando di forma, non vedo per fortuna angeli del parmigiano che mi salvano per poi grattugiarmi o per vendermi nei supermercati con il mio bel packaging politically correct. Il mio dolore personale non suscita solidarietà. E certo non la invoco di fronte a chi si prepara ad anni senza casa e con parecchi soldi andati in fumo. Il fascino personale per uguale fortuna non dipende dagli addominali ma dall'intelligenza inconsueta, anche quella solitaria e senza solidarietà. La sensibilità è tanta o nulla, a simpatia vostra e mia.
Io che non avevo soldi prima e non li ho adesso, mi sono scelto da anni la vita del beato te e del ma come fai. Faccio con quello che sono, non con quello che ho. Quello che ho non mi basta e me lo faccio bastare. Se tu mi stai vicino e ti fidi di quello che non ho sul tavolo in frigo o in banca, e che non è quello che sono ora senza te, moltiplico tutto questo, credimi. Se mi ami ci credi, punto.
Io non voglio lo show poetico io voglio le bollette da pagare ma anche la luce da godere, nelle bollette io metto tutti i sogni, tuoi e miei, il teatro e la quadratura del cerchio, il ciondolo sul petto. Ma non posso farti un pacchetto senza il tuo aiuto. Tu vuoi Pinocchio e vuoi il bravo bambino, quello che fa i compiti e fa orgoglioso il babbo, hai ragione. Non ha torto nemmeno Pinocchio. Ti piace il legno delle sue braccia, vero? Sembrano di legno, sono di carne.
E anche tu hai ragione, è giusto non avere una storia che incasina. E io ho bisogno di stare nell'amore quotidiano, dato e ricevuto, di sentirmi presto o adesso un vigile del fuoco che mette a norma la mia vita, quella che non smarrisce il portafoglio per poi riempirsi di squilibri stando in apnea come in quel pomeriggio in quella piccola libreria. Senza nemmeno un affetto consolidato a sostenermi nel mio ruolo a fumetti. Guai ai vinti? E il biglietto di ritorno te lo scordi?
Parlo di vita che accanto splende, con una voce davvero bellissima non perché attoriale ma perché compagna, vera come i figli da accompagnare in palestra o i risultati degli esami in ospedale. Non come un telefilm prediletto che quando però ti stufi cambi canale. La vita che splende seduti a mangiare un panino all'autogrill e la vita che splende quando devo far pipì e tu non esci mai dal bagno. Quella.
Sant'Antonio da Padova, originario da Lisbona, che fa ritrovare le cose perdute.
Puoi scrivere qualcosa sul terremoto tu che sei di quelle parti? Ci provo, ho il computer rotto.
Che dicevano nel film di ieri sera? Non c'è nulla di più nobile che servire il prossimo. Ama il prossimo tuo, ma come te stesso.
Ognuno fa quello che può, e io posso starti accanto. E come fai? Non lo so, non te lo so dire. Ma ci sto e ci starò come vorrò e come vorrai. E anche tu accanto a me.
In estate non nevica, eppure vedo attorno la neve, vedo bambini fare a pallate di neve dopo la scuola, vedo neve spalata dai volontari della Protezione Civile, vedo neve nel bicchiere e una mano ferma che afferra saldamente il vetro che la contiene. Fra poco diventerà liquida e il bicchiere non cadrà a terra.
Questi sono gli articoli che ci piacciono, quelli di carne e sangue che scorre nelle vene di chi con coraggio sa trovare soluzioni , la voce di chi è reale, segno tangibile del quotidiano, senza voci impostate da teatranti , solo voci del cuore.
ke bella pagina..qnt dolore..qnt rispetto x la vita..qnt pacato ottimismo..
l’ ho letto e leggendolo ero li, molto bello Luigi
quanta umiltà ..mi tocca profondamente..grazie per queste parole cosi vere…
bello scritto o non bello scritto, ha forse importanza minore rispetto al riconoscere un sommovimento naturale e pesante e tragico come preciso contorno al proprio.
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bello scritto o non bello scritto, ha forse importanza minore rispetto al riconoscere un sommovimento naturale e pesante e tragico come preciso contorno al proprio.
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l' ho letto e leggendolo ero li, molto bello Luigi
Mi ha commosso Luigi, dico sul serio. C’è tutto quello che ha attraversato i tuoi occhi e il tuo cuore, per questi giorni e anche per ieri, per il futuro stesso. E c’è tanto di quello che io stessa posso aver pensato o sentito. E tu lo scrivi.Grazie per averlo fatto
è più di un gran bel pezzo, c'è molto di più della bellezza, è davvero lo scomodo di quel che non si dice. Bravissimo
emozione. emozioni. realtà. poesia. come dev’essere. com’è.
C’è un intrecciarsi di universale e particolare, un rimando di sguardi come di inquadrature che da private e soggettive si allargano ad abbracciare più spazi e più storie che a me piace molto. Le crepe si vedono ed ognuno riconosce le proprie ma l’epicentro incessantemente e dolorosamente ci sfugge, ed è come un vuoto che fa male. Grazie Luigi.
magnifico
Mi ha commosso Luigi, dico sul serio. C'è tutto quello che ha attraversato i tuoi occhi e il tuo cuore, per questi giorni e anche per ieri, per il futuro stesso. E c'è tanto di quello che io stessa posso aver pensato o sentito. E tu lo scrivi.Grazie per averlo fatto
C'è un intrecciarsi di universale e particolare, un rimando di sguardi come di inquadrature che da private e soggettive si allargano ad abbracciare più spazi e più storie che a me piace molto. Le crepe si vedono ed ognuno riconosce le proprie ma l'epicentro incessantemente e dolorosamente ci sfugge, ed è come un vuoto che fa male. Grazie Luigi.
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