di Sara Milla – 

In anteprima pubblichiamo un estratto del secondo libro di Sara Milla, uscito il 28 febbraio in versione ebook per Ottolibri edizioni. Il testo è tratto dalla raccolta di racconti "Il rifugio" (Ottolibri, pp.112, €3,50) ed è l'incipit di "Bianca", primo racconto della raccolta.

BIANCA

Era nata in inverno. C’era una lunga strada da percorrere prima di arrivare in ospedale.
La mamma aveva avuto le doglie all’improvviso, mentre riposava sul divano di fronte alla veranda e si meravigliava di quella bella giornata che trapelava dai sempreverdi.
Erano partiti da poco che aveva iniziato a nevicare. Non sapevamo niente, allora: quando sarebbe tornata la mamma, e come sarebbe stato questo nuovo fratello. Mio padre e io, di lì a pochi giorni, prendemmo la corriera e sbarcammo in città. L’ospedale era lontano dalla fermata e quindi noi camminavamo nella neve di un pomeriggio ghiacciato.
In ospedale la mamma ci aspettava seduta sul letto, con una bambina in braccio. Era mia sorella Bianca, nata di sette mesi. Più che parlare, passammo il tempo a osservarla dormire avvolta in una copertina. Guardavo il viso della mamma, che aspettava che mio padre dicesse qualcosa, e ogni tanto lo interrogava:
«Come ti sembra la bimba?»
«È bellissima, davvero».
«A chi somiglia?»
«È presto per dirlo».
Allora mi tiravo su in punta di piedi per guardarla meglio, ed era come se vedessi spuntare una piccola luna silenziosa tra le braccia della mamma.
Dovevamo andare, da noi la notte scende presto, soprattutto d’inverno. La strada per la stazione delle corriere era illuminata dall’oro dei grandi lampioni sospesi tra i pali che la fiancheggiavano.
Mio padre era felice e io con lui: prima di andar via, Bianca aveva aperto gli occhi e ci aveva fissato a lungo.
Così mia sorella entrò nella nostra vita, quando la terra riposava e si raccontavano storie intorno al tavolo o al fuoco, almeno da noi, nella lunga notte di attesa che sembrava l’inverno, interrotto da giornate di gelo e cieli immacolati. È nitido l’inverno, e così lo era Bianca. Mi faceva piacere avere una sorella, ma per molto tempo preferii giocare con i miei compagni, mentre lei non potevo che guardarla crescere, aspettare che riuscisse a condividere con me qualche gioco. Era invece cambiata la mamma. Per Bianca non aveva fatto una grande festa come si favoleggiava avesse organizzato per la mia nascita, e aveva diradato anche le visite, perché la bimba era nata di sette mesi, le si dovevano dei riguardi, ci diceva. Mia sorella era allegra, energica, e aveva cominciato a sorridere molto presto. Era questo che di Bianca mi piaceva di più, l’attitudine a sorridere, ad accogliere con gioia qualsiasi viso le si parasse davanti alla culla, qualsiasi gioco le si offrisse, sempre grata e lieta. Mio padre vedeva solo lei e andavamo in giro a cercarle doni, lui ci teneva molto al mio consiglio. Ma la mamma era scontenta. C’era sempre un’ombra nel suo comportamento, un pensiero costante e ombroso che si avvertiva nei suoi silenzi, nei suoi dinieghi, nell’impazienza che mostrava ogni volta che mio padre acquistava per la bimba qualche vestitino o cappello:
«Ma non le sta, non le sta, non vedi come è piccola? E poi questo colore non le dona».
«Crescerà», diceva mio padre, «Ho pensato subito a lei, a come sarebbe stata carina la mia Bianca con questa vestina».
Mia madre scuoteva la testa, non l’avevamo mai vista così sfiduciata e scorbutica. Neppure desiderava che alla Bianca si facessero troppe foto, e ogni volta le maneggiava i capelli, belli e neri, le lisciava il vestito con mani impazienti, e si fermava a guardarla, come se nel viso della figlia cercasse qualcosa che però non arrivava, e sentivo che ne era delusa e vergognosa. Un giorno si spinse a rimproverare mio padre perché faceva troppi complimenti alla bambina.
Lo ricordo ancora oggi, gli disse: Tu la illudi.