di Andrea Mauri -

Questa narrazione è frutto del laboratorio di scrittura “Come narrare il futuro” curato da Francesca Bellino presso la libreria Fahrenheit 451 di Roma.

I genitori lasciano le bambine da sole, non è un bene, è adrenalina pura, inseguo un costume a righe rosse e bianche lungo la spiaggia, le sudo dietro quasi ipnotizzato dai capelli lunghi che riflettono il sole, sento il caldo aumentare, dovrei togliermi la maglietta ma il tatuaggio sulla spalla mi renderebbe riconoscibile, meglio essere invisibili per continuare la missione senza dare nell’occhio, è il momento giusto per accelerare il passo, per raggiungerla, attenta, l’avverto, non andare oltre, laggiù ci sono gli scogli, potrebbe essere pericoloso, e anche questa volta la frase provoca la stessa reazione, la bambina si ferma e si volta con pacatezza, la mia voce ha l’effetto del canto delle sirene sulle bambine, ho affinato la tecnica con l’esperienza, i suoi occhi tra il verde e il marrone mi scrutano, aspettano una mia mossa, ma non riesco a parlare, mi si ferma il fiato in gola, il cuore subisce la solita impennata, i genitori lasciano le bambine da sole, non è un bene, se mi dai la mano ti accompagno fino agli scogli, lì ci sono pesci che nuotano a riva e possono essere aggressivi, lo so che la mamma ti ha detto di non rivolgere la parola agli sconosciuti, ma io non sono uno sconosciuto, sono il bagnino, sai chi è il bagnino, quello che salva le persone in difficoltà, se vuoi continuare da sola potresti avere paura, ti accompagno io e poi ti riporto dalla mamma, magari laggiù incontriamo altri bambini e ci divertiamo tutti insieme, la bambina mi guarda incredula, perché i genitori lasciano le bambine da sole, non è un bene, comunque di questo vivo, delle distrazioni altrui, delle falle in comportamenti integerrimi, e offro la mano alla bambina il più dolcemente possibile perché possa fidarsi di me, vieni ti porto a vedere dove il mare fa più rumore, dove le onde diventano più bianche e la schiuma si solleva in tante piccole bollicine, bolle di sapone, piccole bolle che hanno un suono speciale che si può sentire solo da quegli scogli laggiù, e la bambina si lascia prendere per mano e non stacca i suoi occhi tra il verde e il marrone da me e dalle rocce scure del promontorio, comincia a sgambettare con velocità dentro il costume a righe rosse e bianche, impiega la forza a sua disposizione per trascinarmi verso gli scogli, adesso è curiosa, è come se avesse liberato i freni che la ancoravano alla riva, ancora una volta dei genitori distratti, dei genitori che lasciano le bambine da sole, non è un bene, tra poco il mare sarà nostro, le dico, e poi ci sarà un’altra sorpresa per te, oggi sei fortunata, oggi è la tua giornata, vedrai il punto esatto in cui il mare si fonde con il cielo e tutto diventa azzurro, di un colore che quasi acceca per la sua intensità, forse non l’hai mai visto uno spettacolo del genere, le sussurro alle orecchie abbassandomi alla sua altezza, mentre continuiamo l’ultimo tratto di spiaggia verso gli scogli e già si intravede sulla sommità del promontorio la mia casa, o meglio solo io so scorgerla tra il verde delle piante, perché più è nascosta e più sono tranquilla, devo passare inosservato, la missione non lo consente, non mi permette di essere visibile, procedo con una certa fretta, prendo la bambina in braccio, all’inizio scalcia come un animale che si sente in gabbia, ma poi le indico la scogliera e il sentiero che sale dalle rocce dentro il groviglio di arbusti e cespugli, promettendole che quel cammino ci porterà alla sorpresa che le avevo promesso, il sole è alto e si è alzato il vento del mezzogiorno, le piante si piegano in avanti e indietro, emettendo uno strano suono, come fischi di voci roche, la bambina in braccio si stringe intorno al collo, ha paura di questi suoni misteriosi, le accarezzo la schiena, la pelle liscia della schiena, e le mie dita si incastrano nel laccetto del costume a righe rosse e bianche che copre un seno acerbo, allora torno giù con la mano, accarezzandole la parte bassa della schiena come a tranquillizzarla, non devi avere paura, questo sentiero lo conosco a memoria, porta a quella casa lassù, la vedi tra le fronde?, lì è dove abito, non posso sbagliarmi, con tutto questo sole non si può prendere una strada sbagliata, le tracce lasciate sul terreno ci aiutano, sono ben visibili, non devi aver paura, e mentre le ripeto il copione studiato alla perfezione con la voce suadente da canto delle sirene, penso che i genitori non dovrebbero lasciare le bambine da sole, non è un bene, e comunque se la sono cercata, potevano fare più attenzione, un figlio non è un oggetto che si deposita sulla spiaggia e lo si dimentica lì, va seguito, accudito, curato, di certo i genitori di questa bambina non si meritano l’amore della figlia, di sicuro si meritano di soffrire, perché tra poco si accorgeranno che la loro bambina è scomparsa, che non si trova più e una volta arrivati alla soglia del cancello di casa, in cima alla scogliera, il vento ci porterà l’annuncio del megafono, è stata smarrita una bambina con un costume a righe rosse e bianche, capelli lunghi castani, chi l’avesse vista è pregato di recarsi al box delle informazioni, ma noi saremo già al sicuro, a casa mia, nascosti nella macchia, penso al trambusto laggiù in spiaggia e odoro i capelli lunghi della bambina che mi solleticano il naso, profumano di gioventù e di salsedine, li accarezzo per saggiarne la consistenza, socchiudo gli occhi per il piacere che attraversa i polpastrelli e quando li riapro siamo davanti al cancello di casa, eccoci arrivati, dico alla bambina, in parte tramortita dalla calura, ti faccio vedere la sorpresa e torniamo in spiaggia prima che faccia buio, non ti preoccupare, i tuoi genitori ti stanno aspettando, così potrai raccontargli questo giorno, questa casa nel verde, sospesa tra cielo e mare, adesso ti porto in terrazza, le vedi quelle scale a chiocciola?, quelle scale portano in alto e da lì il panorama è unico, è un piccolo segreto tra me e te, tra poco saliremo quelle scale e ci lasceremo trasportare dalla brezza verso il cielo e dalla terrazza potrai vedere la spiaggia in basso e magari riconoscere i tuoi genitori che ti stanno cercando, solo che questa felicità te la devi guadagnare, nella vita devi imparare presto che niente si ottiene senza sconti, si paga tutto, si paga ogni attimo di tranquillità, il tormento in cambio della pace, quindi prima di uscire al sole dobbiamo passare per il buio, ci aspetta quell’altra scala, quella che scende al piano inferiore, quella che non ha il fascino degli scalini in ferro battuto, ma solo del cemento armato, grigio, triste, spento, non aver paura se la stanza è buia, ma noi accenderemo un faro per non inciampare lungo il percorso, qualche passo e arriveremo nel laboratorio, dove lavoro senza pausa tutti i giorni, dammi la mano, scendiamo insieme e ti mostro delle macchine speciali piene di luci colorate, che lampeggiano al suono di sirene di allarme, ognuna con una melodia diversa, ma se le sai ascoltare con attenzione ti accorgerai di un’armonia in quei suoni, sembra quasi la musica di Natale, vieni, rilassati, distenditi su quel lettino, lasciati andare, non tremare, non posso avere le mani fredde con queste caldo, quel nodo del laccetto del costume è stretto, devo insistere per slacciarlo senza tirare troppo, la mamma lo ha bloccato bene, lo ha legato con attenzione, forse il sesto senso l’ha avvertita che qualcosa sarebbe accaduto alla sua bambina, ecco che cosa succede quando i genitori lasciano le bambine da sole, non è un bene, un altro piccolo sforzo e il seno acerbo è libero, ma che fai adesso, piangi?, lo sai che le bambine della tua età non piangono, e non gridare, mi dà fastidio la tua voce
stridula, incerta, immatura, non vogliamo passare il resto della giornata frignando, vero?, devo portare a termine la missione e non posso starti dietro troppo tempo, per cui dovrai abituarti a questo cerotto intorno alla bocca, non fa male, non ti preoccupare, si tratta di un esperimento, poi tutto tornerà come prima, te l’ho promesso, prima che faccia notte ti riporterò dai tuoi genitori, devi collaborare altrimenti perdo la pazienza e in molti sanno come divento quando la pazienza si è ormai volatilizzata, per cui non resistere alle mie dita sui capezzoli, sono morbidi, sono appena spuntati e già si induriscono al passaggio delle mani, non ti dimenare quando ti sto togliendo gli slip, mentre continuo ad accarezzarti sui fianchi per calmarti e dai fianchi spostarmi verso il centro e avvicinarmi al sesso giovane, piccola e delicata, uno scrigno inviolato che non smetto di accarezzare perché non ho mai sentito pelle più liscia di questa, ti ho chiesto per favore di calmarti, allora non mi ascolti, mi devi prestare ascolto, vedi cosa succede quando i genitori lasciano le bambine da sole, non è un bene, perché crescono viziate, la vuoi smettere di scalciare, di dimenarti, pensi di essere più forte di me, ma non mi sfuggi, non sgusci dalle mani come un’anguilla impazzita, ti tengo ben salda alle mie mani grandi, però visto che non capisci la lezione sono costretto a legarti, certo, non c’è alternativa, ti bloccherò su questo lettino di metallo visto che sei stata cattiva e non hai seguito i consigli, non c’è bisogno di agitarsi in questo modo, ecco le gambe sono bloccate ai piedi della branda e adesso è la volta delle mani, dai non fare forza, lascia che le leghi dietro allo schienale del lettino, ho giusto un rotolo di garza che può fare da laccio, su smettila, non scuotere il corpo in modo così violento, ti fai male e io ti voglio integra, che ci faccio con dei pezzi di bambina, nemmeno potrei riconsegnarti ai tuoi genitori che ti hanno abbandonata, lo vedi che cosa succede quando i genitori lasciano le bambine da sole, non è un bene, ma non sembra che tu voglia ascoltare la lezione e quindi non c’è altro rimedio, devo prendere il flacone nel frigorifero, mi allungo mentre con una mano ti tengo ferme le braccia  e con l’altra apro lo sportello dove sono in bella mostra una decina di corpi di bambine ibernate, incellofanate ed etichettate, pronte a essere spedite al miglior acquirente, mi devo ricordare di trascrivere il numero del codice sul cartellino attaccato su ogni bambina, così da ricordarmi quale inviare, senza sentire reclami sull’errata consegna del materiale, prendo nello sportello in alto a destra il flacone di formalina che inietto nelle vene delle bambine più agitate, come te, lo vedi che significa quando i genitori lasciano le bambine da sole, non è un bene, che ti succede, sembri impazzita, è l’effetto delle tue coetanee nel frigorifero, stai ferma, io sono più forte di te, questa siringa piena ti stordirà, così potrò prepararti per raggiungere le altre bambine, ecco, la formalina fa subito effetto, prepara alla morte, alla conservazione della morte e il silenzio scende surreale nel laboratorio, non si sentono più i lamenti della bambina, sembra mezza addormentata in un lettino troppo grande per lei, troppo squallido per qualsiasi cameretta, la bambina ha chiuso gli occhi, nessun suono attraversa la stanza, in questa assenza rimbomba la caduta sorda delle gocce di sangue, una dopo l’altra, che dalla vena del braccio della bambina arrivano fino al pavimento, è un rumore regolare, costante, gocce che si sfracellano al suolo e si espandono, una, due, tre, la vena fa fatica a richiudersi, quattro, cinque, sei, bisogna tamponare il sangue, sette, otto, nove, dieci adesso sono veramente troppe, la formalina potrebbe non avere effetto, devo prendere dell’altra garza, stringerla intorno al braccio della bambina, pesco dalla cassettiera vicino al lettino un sacco di plastica, lo infilo dai piedi della bambina fino ad arrivare su, sulla testa, fino a coprirla, lasciandole uno spiraglio di ossigeno, non portandola alla morte, ma infilandola nel frigorifero, per ibernarla, come è accaduto a questi altri corpi, il nodo per chiudere il sacco è facile, devo cercare l’etichetta, me la perdo sempre, eccola, è lì sotto la lampada della scrivania, ci scrivo BAMBINA SULLA SPIAGGIA, numero di codice 1 9 5 6, lo vedi che cosa succede quando i genitori lasciano le bambine da sole, non è un bene, si trasformano in un numero, in un sacco di plastica, stipate in una cella frigorifera, devo far sparire ogni traccia, bruciare il costume a righe rosse e bianche e le garze insanguinate, pulire le chiazze rosse sul pavimento e completare la missione con l’inserimento del codice della preda nel sito della nostra organizzazione, e poi controllare gli ordini, perché le bambine prescelte devono essere preparate e spedite, io intasco una percentuale sul rapimento e sulla quota pagata all’organizzazione in base all’indice di soddisfazione del cliente, ma i soldi non bastano mai, quindi devo tornare al lavoro, è faticoso, una bambina dopo l’altra, non so se tornare giù in spiaggia, forse tra qualche giorno, non subito, quando le acque si saranno calmate, magari cambiando itinerario, intercettando i  genitori che lasciano le bambine da sole, non è un bene, ma è la mia sopravvivenza.