di Eva Clesis -

Mai morti
a cura di Marco Lupo e Luca Moretti
prefazione di Giancarlo de Cataldo
Dissensi Edizioni, euro 11,00
Intervista ai curatori Luca Moretti e Marco Lupo
Mai morti, che per sottotitolo reca, I vivi di allora, quello che noi saremo per i vivi di poi, è un’antologia ideata e curata dagli scrittori Marco Lupo e Luca Moretti della rivista “Terranullius” che uscirà a maggio con la casa editrice Dissensi e a cui, oltre me e loro, hanno collaborato Cristiano Armati, Giancarlo De Cataldo, Saverio Fattori, Lorenzo Iervolino, Francesca Genti, Gioacchino Lonobile, Toni Bruno, Flavio Pintarelli, Veronica Leffe.
Come uscita ufficiale di Mai Morti, quale presentazione migliore, in tempi di fiera, della cornice torinese, con un appuntamento imperdibile sabato 12 Maggio presso la libreria Belgravia (e per maggiori informazioni cliccate pure qui). E quale occasione migliore di questa breve intervista alla coppia Moretti/Lupo per saperne un po’ di più sul progetto Mai Morti: come è nato, dove, perché, dire, fare, baciare, lettera e soprattutto testamento, visto che siamo in tema.
Ma prima di continuare a fare battute idiote, lascio la parola ai due curatori. 
 
D.: Pensiamo a qualcuno che legga per prima cosa il titolo della vostra antologia, ermetico ma anche molto evocativo. Detto in parole povere, chi sono i Mai Morti? Highlander, arabe fenici, zombie? Ci dobbiamo spaventare?
Moretti:
Sono, essenzialmente, trapassati. Questo li rende migliori di noi, uno stato cui tendere.
Lupo: I Mai Morti sono quelli che rispondono alle domande partendo dall'ultima. Dovreste spaventarvi. Alcuni di loro marciscono nei cassetti delle case cantoniere, altri hanno una vetrina su Wikipedia, ma nessuno ci fa caso. Altri ancora sono nati e morti in provetta. A noi umani piacciono queste cose.

 
D.: Morti o no, l'idea dell'antologia è davvero singolare: perché vi ispirava fare dei "resoconti commentati delle varie morti", per riprendere quello che diceva Montaigne?
Moretti:
Montaigne chi?
Lupo: Una volta ho incontrato Montaigne in un sogno. Eravamo seduti al tavolino di un bar, da qualche parte nella campagna umbra. La bella notizia è che mi piace il vino, mi ha detto. La brutta notizia è che sono morto, ha aggiunto. Questi brevi "resoconti commentati delle varie morti" sono una risposta alla letteratura che si è fatta la plastica facciale. Non temono le rughe, loro.

 
D.: Avete una prefazione di tutto rispetto. Cosa potete dire degli autori compresi nell'antologia? Qualcosa accomuna i vari scritti (atmosfere precise, scelte narrative, spunti)? Al di là della morte, s'intende.
Moretti: Anche gli autori compresi nell’antologia sono di tutto rispetto, in alcuni casi sono persone con cui collaboriamo da anni, sono cari amici, in altri sono nuove conoscenze che abbiamo potuto apprezzare sulla nostra rivista (Terranullius.it). Li accomuna il fatto che moriranno. Tutti.
Lupo: Abbiamo scelto gli autori in base a un criterio meritocratico: lo stile e la scelta dei coccodrilli; ci piaceva l'idea di accomunare ingegneri meccanici e poeti DADA, pirati e cani volanti, illustratori e pugili falliti.

 
D.: Riprendendo il sottotitolo, ditemi chi diavolo saremo per i vivi di poi.
Moretti & Lupo:
Forse avremmo dovuto coniugare il condizionale, nel sottotitolo. Ma ci piace pensare che tra sessant'anni, saremo la carne scritta che i vivi di allora leggeranno. Se non dovesse accadere, ciccia. È
stato un piacere, comunque.