di Saverio Fattori -
Se un martedì mattina ti fai un giro al cimitero del tuo paese non fai una cosa sbagliata. O paranoica. Fai un giro al cimitero. E basta. Ma devi farlo a patto che tu sia cresciuto in un paese massimo di quindicimila persone, se no non vale. Non vale cimiteri monumentali metropolitani, quando la morte si fa bianca e indistinta. Se il paese in cui sei nato e cresciuto è piccino ti rendi conto di quante esistenze ti sono scappate di mano, per poco, per distrazione, e forse questo ti mette una leggera malinconia, piuttosto gestibile comunque. C'è qualche coetaneo, la cui vita recisa ha lasciato incognite, un buco di domande mute. Poi ci sono le persone più grandi, altre generazioni, ti erano sembrate forti, invincibili, ti hanno fatto paura perché erano bagnini, direttori scolastici, fattori quando facevi le settimane di lavoro in campagna nei mesi estivi. Ora sono lì. Dietro una foto ovalizzata e qualche numero diviso da trattini. Sono spariti in silenzio. Sono spariti dilazionati. Avresti potuto trattenerli, saresti potuto andare in ospedale, al ricovero comunale e assistere alla discesa finale. Viverli. Accudirli. Guardarli negli occhi per capire il mistero della fine. Ma eri preso da altro. Ci mancherebbe. Non sei una badante ucraina. Comunque i numeri sotto le foto sono in ordine sparso, te li puoi giocare se ispirano, ma non sai mai deciderti per la ruota. Ci sono morti davvero recenti. Non devi prenderla dal verso sbagliato 'sta cosa. Non essere triste. Non essere infastidito. Non è mancanza di sensibilità. E' intimità. La morte riguarda anche te. Tutti saremo foto ovali. Sono solo numeri. Tempo ordinato da convenzioni umane. Ma quando la pianura è dissestata da un cataclisma ecco che le date improvvisamente coincidono o si discostano di poche ore o giorni al massimo, e non c'è il gusto dell'esplorazione, non c'è stupore o meraviglia. Non ti poni troppe domande, tipo Ma come, l'ho visto poco tempo fa quel signore, sembrava ancora vispo, andava in bicicletta come un siluro, distinto, cazzo… non ci credo.... Ma se sono crollate centinaia di case nell'arco di venticinque secondi, allora ci credi, allarghi le braccia e dici Vabbè, ci sta. Brutta storia però. E poi ti giri dall'altra parte e infili la strada cipressata con una serenità che ti sorprende fino a darti remoti sensi di colpa.
“Tutti saremo foto ovali” è di una bellezza triste e luminosa
"Tutti saremo foto ovali" è di una bellezza triste e luminosa
Non ci si crede mai, perché ci si crede
Non ci si crede mai, perché ci si crede
bello bello bello
bello bello bello
bravissimo
bravissimo