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Scritto il 22 giu 2012, e pubblicato in In evidenza, RacContando.

Vivi nel ricordo

di Margi de Filpo

Ecco, è la seconda volta che mi sveglio così. La prima volta ero bambina, avevo tre anni, e c’era stata una perdita di gas. Giù da noi si usava solo il gas, per fare tutto. Erano esplose anche le piastrelle della cucina e il muro s’era crepato, anni prima. Allora, quando ha ricominciato a respirare, mia nonna ha urlato “il terremoto!” perché erano anni che non riusciva a scordarlo e anche quel giorno il gas aveva riempito la stanza. Ma quella volta, quando le spine mi entravano nella pelle, il terremoto mia nonna l’aveva solo sognato. Ricordato. Per anni ho creduto ci fosse stato il terremoto perché il primo, da noi, non è mai finito. E alle volte la terra ricomincia a tremare, lieve. Un sussurro e un fischio, e i cani che abbaiano e poi tornano a dormire. E per me il terremoto è il gas che cerca di uscire da dentro e il corpo che trema e non riesci a fermarlo e mia nonna che strilla, e mio nonno che apre le finestre e mi posa sul davanzale di pietra, davanti al campanile. Ma questo me l’hanno raccontato dopo. Mia nonna l’aveva solo urlato e per me era diventato reale, come un mostro annidato da anni nelle intercapedini di un palazzo antico che all’improvviso si muove, e soffia il gas nelle stanze. La seconda scossa invece, quella vera, ha fatto crollare il campanile. Era quella che nonna continuava a sognare. Ci sono voluti trent’anni per sistemarlo, il campanile. Trenta. E poi il terremoto è tornato, anche da noi, e il campanile è crollato di nuovo. Quando è crollato la prima volta, i miei nonni tenevano le ante delle finestre chiuse perché alle 23.45 il campanile faceva 23 rintocchi lunghi e 3 brevi. E mio nonno tirava giù santi e madonne già intorno alle 12.00. Per questo, quando ci fu la seconda scossa, il gas li bloccò in casa. La finestra era chiusa e mia nonna aveva preso i farmaci per dormire, ché era novembre e alle sette di sera già faceva buio, e nonno aveva tirato giù più madonne del solito perché avevano anche litigato. L’ha trascinata fuori il cugino, che beveva nell’altra stanza sul divano. Allora lei ha benedetto il vizio che poi se l’è portato via, e ha smesso di nascondere le bottiglie negli stipi chiusi a chiave e lo ha chiamato eroe, come accade spesso per i poveri cristi. Il campanile era davanti alla finestra dei miei nonni,  e non ha dato fastidio per trent’anni, se ne stava lì in un angolo, come fosse un animale, qualcosa di vivo.  Quando il sole tramontava si rifletteva sulla lastra di metallo che reggeva il legno. Ce l’avevano montata dentro perché non crollasse sui passanti visto che i soldi del terremoto, da noi, non sono mai arrivati, e i soldi grossi li hanno mandati a Matera, che intanto era diventata patrimonio dell’UNESCO, mica da noi che siamo quattro stronzi che quando se ne parla al telegiornale è solo perché i soldi del terremoto non sono mai arrivati. C’era una chiesa grande che è rimasta a terra ed è rimasto issato solo il portone e, se entri, puoi guardare il cielo come in un palazzo bombardato. Un albero c’è cresciuto dentro e, a vederlo, fa quasi tenerezza pensare a cosa può germogliare in una voragine. Questa volta è crollato anche il portone, è rimasto solo  l’albero, e sembra abbia piantato le radici nelle macerie. Di fronte alle rovine c’è un cimitero che quando ci sono le scosse gli entra dentro l’acqua, da sotto. E infradicia anche le bare. E’ chiuso ai visitatori quando la terra trema, e il nastro bianco tutto attorno lo mette il custode ogni volta che sogna il terremoto. Per portare i fiori ai tuoi cari li devi lanciare sopra al cancello e glieli porta lui. La terra trema da anni, continuamente. L’ultima scossa, quella vera, il custode non l’ha sentita. Quando siamo corsi in strada i vecchi sono rimasti dentro casa. Questa volta non ci hanno creduto, la loro testa è rimasta lì, ferma al 1980 e pensano sempre di avere sognato. Al telegiornale ne hanno parlato poco, la scossa non è stata forte, ma noi eravamo l’epicentro. Sotto i nostri piedi. E, alla fine, questa volta abbiamo pianto i morti degli altri, ché i nostri fantasmi sono chiusi col nastro bianco e manco i fiori gli possiamo portare. Il campanile è crollato di nuovo, solo lui, isolato dal resto. La campana non suonerà più, e tanto basta a far sorridere alcuni. La terranno ferma, forse in una grande teca o forse nel museo comunale che è chiuso dal 1980. E magari, per l’occasione, potrebbero anche provare a riaprirlo il museo: non si sa mai cosa può esserci cresciuto dentro in questi trent’anni.

6 commenti

  1. Vincenzo Ciampi
    22 giugno 2012

    La memoria sognata dei vecchi..anche quella è storia, senza l’imbarazzo della “S” maiuscola.
    Con un po’ di indignazione civica, che non guasta (quella dei giovani)

    • Margi de Filpo
      22 giugno 2012

      mi aspettavo una tua critica feroce… mi deludi :) ))

    • Vincenzo Ciampi
      22 giugno 2012

      Ne sarei capace, sia chiaro:-). Ma perché mai?
      (tutti buoni a fare i feroci con il cuore degli altri. Autocit.)

  2. Maria Grazia Serradimigni
    22 giugno 2012

    I miei di terremoti sono legati ai figli e ai nipoti: ognuno di loro ne ha avuto almeno uno, grosso.
    Marcello, l’ultimo dei miei nipotini, ne ha avuti già due. E ci siamo raccontati per anni che l’Emilia non è una zona sismica…

    • Margi de Filpo
      22 giugno 2012

      ok… intendevo questo… forzando un po’ la realtà. la paura che non molla, dopo i morti, dopo i crolli. i racconti. di generazione in generazione. grazie per il commento :)

  3. Echoes@Stopdisasters
    22 giugno 2012

    Lo pubblichiamo!

  4. Echoes@Stopdisasters
    25 giugno 2012

    Lo pubblichiamo!

  5. Maria Grazia Serradimigni
    25 giugno 2012

    I miei di terremoti sono legati ai figli e ai nipoti: ognuno di loro ne ha avuto almeno uno, grosso.
    Marcello, l'ultimo dei miei nipotini, ne ha avuti già due. E ci siamo raccontati per anni che l'Emilia non è una zona sismica…

    • Margi de Filpo
      25 giugno 2012

      ok… intendevo questo… forzando un po' la realtà. la paura che non molla, dopo i morti, dopo i crolli. i racconti. di generazione in generazione. grazie per il commento :)

  6. Vincenzo Ciampi
    25 giugno 2012

    La memoria sognata dei vecchi..anche quella è storia, senza l'imbarazzo della "S" maiuscola.
    Con un po' di indignazione civica, che non guasta (quella dei giovani)

    • Margi de Filpo
      25 giugno 2012

      mi aspettavo una tua critica feroce… mi deludi :) ))

    • Vincenzo Ciampi
      25 giugno 2012

      Ne sarei capace, sia chiaro:-). Ma perché mai?
      (tutti buoni a fare i feroci con il cuore degli altri. Autocit.)

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